15 NAZIONI 1 SOLA MAGLIA

L’Alte Calcio ha partecipato e vinto il concorso della FIGC “Razzisti, una brutta razza” con un video in cui dimostra che tutti insieme possiamo abbattere il muro del razzismo.

Il segreto? Regole uguali per tutti.

 

di DAVIDE GHIOTTO / CORRIERE VICENTINO

 

Giovedì pomeriggio, partita di calcio della categoria “pulcini”, 7 contro 7. Nella squadra con la maglia giallorossa gli italiani sono solo 2, e a nessuno importa.

 

Questa è la vera integrazione di Alte Calcio. “Il 40% dei nostri tesserati è di origine straniera, sono rappresentati 15 paesi del mondo – spiega il presidente Ivan Chiari –. In tutti questi anni abbiamo dimostrato che  l’integrazione vera è possibile attraverso la condivisione di obbiettivi comuni e soprattutto di regole uguali per tutti”.

 

L’occasione per far conoscere a tutti questa realtà è arrivata qualche mese fa quando la FIGC ha ideato un progetto chiamato “Razzisti, una brutta razza”, con il quale invitava le società calcistiche a produrre dei video che portassero a riflettere su un tema così sentito come quello del razzismo nel mondo del calcio.

 

Non ci avete pensato due volte…

“Assolutamente no. Appena abbiamo saputo di questo progetto ci siamo subito messi al lavoro. Abbiamo coinvolto Mauro Giordani e Mario Morseletto, due videomaker di Alte, che conoscono bene la nostra società e hanno accettato di partecipare all’iniziativa gratuitamente”.

 

Come siete arrivati alla sceneggiatura del video?

“Con l’aiuto di Mauro e Mario abbiamo avuto l’idea di rappresentare un’azione in cui i calciatori, superando avversari statici e freddi come ‘paura’, ‘pregiudizio’ e ‘intolleranza’, arrivano a fare gol abbattendo il muro del razzismo”.

 

Cosa vi aspettavate una volta caricato il video su Internet?

“Non ci aspettavamo niente perché per noi era importante far conoscere il nostro modo di fare integrazione. I risultati non ci importavano per nulla”.

Poi però le visualizzazioni hanno cominciato a salire, tanto da essere eletti vincitori del concorso.

“Per noi si tratta di una vittoria molto più importante di una conquistata sul campo ed è un bel riconoscimento per lo splendido lavoro che dirigenti, allenatori e semplici sostenitori hanno fatto in questi anni”.

 

La vera integrazione quindi passa anche da qui, da un campetto di periferia in cui se su 7 giocatori in campo, 5 sono di origine straniera, a nessuno importa…