L’IMMOBILISMO CHE UCCIDE LA PASSIONE

Breve riflessione del presidente Chiari sull’attuale situazione del calcio dilettantistico

Tra qualche mese, quando la maggioranza della popolazione sarà vaccinata, sarà semplice, da parte della federazione, decidere di riprendere le attività calcistiche dilettantistiche…… ma potrebbe essere troppo tardi.

Quanti ragazzi abbandoneranno questo bellissimo gioco perché per troppo tempo gli abbiamo lasciati lontani dai campi da calcio, obbligati ad allenarsi con il distanziamento sociale e senza giocare le partite?

Nei momenti complicati, come questo che stiamo vivendo, si misurano le qualità vere di una classe dirigente. E io, come presidente di una piccola società calcistica dilettante, mi sento abbandonato da chi sta gestendo il calcio durante questa maledetta pandemia. Abbandonato perché i massimi dirigenti si nascondono, nicchiano, non danno linee guida e soprattutto non regalano speranze. Perché non si ha il coraggio di far ripartire almeno gli allenamenti? Che senso ha non giocare la partitina di fine allenamento? Che sia ben inteso: con tutti i protocolli sostenibili per le società…. Non abbiamo mai avuto paura di metterci in discussione, di riorganizzarci e di investire in sicurezza, sempre per il bene dei ragazzi !

All’interno del nostro campo c’è uno striscione dove è scritto: “Come spiegheresti a un bambino che cosa è la felicità?”. “Non glielo spiegherei” “Gli darei un pallone per farlo giocare”. Soprattutto i più piccoli e i ragazzi non hanno bisogno per forza del campionato, dell’ufficialità delle gare, ma necessitano di tornare in campo, di giocare, di confrontarsi sportivamente e socialmente.

Non dico che sia facile; concordo sul fatto che la sicurezza degli atleti e dei loro famigliari è importante, ma non dimentichiamoci qual’è la priorità assoluta: i ragazzi, il loro equilibrio psicofisico e i loro sogni.

In un momento come questo bisogna avere coraggio ma soprattutto visione. Capire che non possiamo lasciare i bambini e i ragazzi davanti ad uno schermo e negargli anche la possibilità di passare 4-5 ore settimanali, all’aria aperta in un campo da calcio. E’ un delitto negare il diritto al gioco, al stare in allegria con i loro compagni, seguendo delle regole e avendo un obiettivo comune.

Mi auguro che chi possa decidere, lo faccia. Facciamo ripartire almeno il calcio giovanile. Programmiamo la ripartenza, diamo delle date, delle ipotesi. Organizziamoci insieme, pianifichiamo, facciamo!

La ragione a volte uccide la passione.

Sicuramente l’immobilismo di chi può decidere di ripartire, sta tagliando le ali ai ragazzi che amano il calcio, ali che purtroppo in qualche caso non cresceranno più.